giovedì 3 marzo 2016

Il Ponte di Nuvole... per essere più liberi e leggeri



Condivido un post di Giancarlo Tarozzi sull'esperienza sciamanica "Il Ponte di Nuvole" pubblicato sul sito di sciamanesimo.
Il 12 marzo è in programma vicino Roma e quest'articolo risponde alle curiosità e domande di quanti stanno chiedendo di cosa si tratta...
Nelle tradizioni sciamaniche, in cui tutti i momenti significativi dell’esistenza sono sanciti da un Rito di Passaggio, un rituale che consente di consapevolizzare e integrare le trasformazioni interiori provocate dagli eventi della vita, ognuno di tali momenti viene definito come una vera e propria “morte” iniziatica.



Muore il bambino perché nasca l’adolescente, muore l’adolescente che entra nella vita sessuale matura, e così via…

Uno dei Riti di Passaggio fondamentali è, ovviamente, quello che viene celebrato quando qualcuno muore nella nostra esistenza: si tratti di morte fisica, oppure di allontanamento e separazione. Questo rituale antichissimo, giunto a noi attraverso le culture estremo orientali del Vietnam e della Cambogia, si chiama Ponte di Nuvole. Per mezzo di questo rituale vengono sciolti tutti i legami residui che, come dice la parola stessa, “legano” reciprocamente alla persona od all’animale che è morto nella nostra vita. Questo permette ad entrambi di proseguire nel proprio percorso con una libertà molto maggiore. In Occidente, invece, tutta la cultura sembra proporre di stimolare l’attaccamento, il legame, la dipendenza nei confronti di chi non è più presente: riti funebri, celebrazione annuale della morte di persone care, pellegrinaggi al cimitero non fanno che legare chi si trova ormai su un altro piano dell’esistenza da cui viene continuamente richiamato indietro. Sotto l’apparenza dell’amore si nasconde invece un invito all’egoismo, al voler possedere, all’attaccarsi al ricordo… tutto questo non fa altro che allontanare dal momento presente e rinchiudere in una dipendenza sempre più forte nei confronti di ciò che è stato. La stessa cosa vale, ovviamente, quando per morte si intenda una separazione, un divorzio, una rottura: anche in questo caso chi ha vissuto questo evento traumatico non è affatto aiutato a liberarsi del ricordo e andare oltre, ma si ritrova spesso prigioniero di un’immagine di qualcosa che non esiste più.



E tutto questo viene definito amore. Nelle culture spirituali con il termine Amore si intende un moto che parte dal cuore e va verso l’esterno; si parla di Amore Universale, di Amore come principio divino, come manifestazione diretta della realtà. Qualcosa di completamente diverso dall’uso quotidiano che troppo spesso si fa della parola: ti amo perché… perché sei mio o mia, perché mi piaci, perché provo attrazione sessuale nei tuoi confronti, perché ho bisogno di te, perché voglio invecchiare insieme a te… Il cuore, lo spirito non ha motivi. Ama perché non può fare a meno di farlo, perché è sua natura farlo. Ogni volta che il termine amore è seguito da un “perché”, si tratta di qualcosa di completamente diverso, qualcosa di mentale.



E allora… ci si convince che amare una persona che è morta nella propria vita significhi legarla ancora con i ricordi, con la sofferenza, con il dolore. Legarla… quindi, imprigionarla. Tutti quelli che nel secondo training della Caccia all’Anima hanno sperimentato il rituale del.Ponte di Nuvole si sono resi conto di come, una volta che i vincoli, i lacciuoli della mente, vengono dissolti quello che rimane, se rimane qualcosa, è una pura ed assoluta manifestazione del cuore: l’amore, insomma.



E celebrare questo tipo di rituale nei confronti di una persona o di un animale che non è più in vita, che ha lasciato il corpo, significa, oltre a liberare se stessi dalla sofferenza, aiutare l’altro a proseguire il suo cammino nelle nuove realtà, nei nuovi piani che sta sperimentando, senza essere ostacolato o richiamato indietro dalla sofferenza e dall’attaccamento camuffati da amore.



Questo discorso può sembrare duro ed arido, in realtà è esattamente il contrario: rendersi conto della differenza profonda che passa tra l’espressione del cuore ed una manifestazione dell’attaccamento mentale offre una vera possibilità di scoprire e sperimentare il significato più profondo della parola Amore.

martedì 1 marzo 2016

Nel linguaggio della passione ... La malattia non esiste!



Hai notato anche tu che la quasi totalità dei medici allopatici, nel corso di un colloquio di semplice raccolta dati personali, chiede ai nuovi pazienti “quali medicine assume”?
La domanda non è, come sarebbe logico, “prende farmaci”, ma “quali farmaci prende”? In questo modo dà per scontato che ogni essere umano che gli/le si rivolge assume "naturalmente" farmaci di qualche tipo…

Questa è una delle considerazioni che mi ha spinto a scrivere uno dei miei libri "La malattia non esiste: una sfida quantistica per la guarigione".
Ti chiederai cosa ha a che fare questa osservazione con la sessualità e la passione. La mia risposta è MOLTO!

Vivere SessualMente vuol dire scegliere ed imparare a vivere anche al di là dei limiti della mente che, nell'individuo "addormentato" ha quasi solo la funzione di mantenere lo status quo ed il controllo, evitando ogni novità e quindi ogni spinta vitale e creativa.
Vivere SessualMente vuol dire riconoscere la tua energia che  parla anche il linguaggio del piacere, in ogni sua manifestazione, a partire da quello sessuale.
Vivere SessualMente vuol dire attingere consapevolmente alla tua energia, che prima di tutto è sessuale, per svegliarsi e quindi agire partendo dalla forza creativa dell’”Io Sono”.
Vivere SessualMente vuol dire comprendere i meccanismi manipolatori in cui in genere sei immersa/o e agire da essere consapevole.
Vivere SessualMente vuol dire sintonizzare la nostra energia con quella dell’Universo che è sessuato: tutto si muove e diviene nel principio del piacere e del ben-essere.

Ecco perché chi sceglie di partecipare ad un mio seminario di SessualMente 2.0 si trova davanti a se stessa/o e comprende molto velocemente che viverlo serve non solo per sperimentare qualcosa di potenzialmente esaltante, eccitante e piacevole grazie all’interazione con altri esseri umani, ma serve soprattutto per ritrovare se stessa/o grazie allo specchio che può dare ogni attimo di interazione col mondo esterno.

Tornando alla domanda del medico di turno “quali medicinali prende”, rispondere senza accettare ciò che gli altri danno per scontato, può rompere sul momento quel meccanismo di assuefazione collettiva che magari gioverà a quello stesso medico che non si è mai accorto di leggere la realtà  con le lenti delle multinazionali farmaceutiche che è solo una finzione creata ad hoc dal potere dei soldi, un potere di cui gli stessi medici, come tantissimi altri, sono le prime vittime.

Quando e se qualcuno ti chiederà “quali medicine prendi”, prima di rispondere automaticamente poniti la domanda “voglio vivere o sopravvivere?
Io continuo a pormela (e, per inciso, non mi capita praticamente mai di prendere medicine allopatiche :)) ed è anche per questo che continuo a portare avanti esperienze come SessualMente 2.0.
Chi di voi condivide questo, sarà benvenuta/o!

Si, sono tornata!

giovedì 28 gennaio 2016

SessualMente 2.0: un "messaggio" e non un "massaggio" tantrico...



Ogni volta che propongo SessualMente 2.0 mi confronto con un campione di persone che è una perfetta cartina al tornasole di cosa accade tra “le mura domestiche” di una mente umana, soprattutto ma non solo maschile, di fronte all’idea di partecipare ad un seminario sul SESSO, non solo teorico o limitato a svariate tecniche di massaggio etichettate come “tantriche”, ma che propone una vera e propria esperienza di liberazione e trasformazione della sessualità che ho creato e porto avanti da oltre 10 anni.

…Un amico l’altro giorno ha definito “borderline” il mio lavoro sulla sessualità che ha anche l’obiettivo di   scardinare vecchi condizionamenti e preconcetti che la limitano e che spesso sono le sorgenti primarie di problemi esistenziali per diverse persone.
Questa definizione la prendo in prestito e, anche se sul momento abbiamo scherzato sulla condizione di essere ai “confini di due o più realtà”, la uso per la mia riflessione di oggi.

Leggo dalle richieste di anonimato per poter partecipare, alle avance sessuali più disparate dopo aver letto il programma del seminario, alle fughe con frasi del tipo “pensavo fosse un corso di massaggio tantrico di sua creazione, a messaggi che parlano di desiderio di partecipare a rapporti sessuali di gruppo o al contrario parlano di paura di trovarsi in un'orgia, etc. etc.
Ascolto, osservo senza giudizio, sento e spesso mi amareggio nel rendermi conto di quanta spazzatura esista ancora intorno e dentro alla vita sessuale di un essere umano.

Quando reagisci emozionalmente in qualsiasi modo, al solo leggere parole con sfondo sessuale, vuol dire che in quel momento non ci sei TU. Sei solo un meccanismo che usa schemi di comportamento appresi in qualche modo e che tornano a galla ogni volta che qualche forma di energia si muove.
E fin quando non ti accorgi di questo gioco/giogo, qualsiasi lettura o incontro o esperienza scivolano via come gocce d’acqua sull’olio… 

I molti “non si fa” o “non si dice” o “è peccato” registrati dalla mente infantile escono ancora a galla dopo decine di anni, dopo la cosiddetta “maturità” di molti individui “svegli” e liberi e che in realtà hanno mente e cuore incatenati. 

Vi aspetto a SessualMente 2.0 il 6-7 febbraio a Torino e il 14 febbraio a Roma per rompere insieme queste catene!